Il prof bicromatico

Pensieri sfusi di una mente confusa

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Ad Hausdorff

"Nel momento in cui ricevera' queste righe, noi tre avremo risolto il
problema in altro modo".

Chissa' se quella sera, con il buio attaccato alle pareti della
cucina, hai ripensato alle righe inviate poche ore prima ad Hans
Wollstein. Chissa' se vi siete guardati negli occhi predisposti alla
stanchezza, se avete sorriso o pianto un'ultima volta, i bicchieri
nella mano. La citta' ha continuato ad ignorarvi, immersa nel freddo
dell'inverno, annegata come mezza Europa in una sospensione di tempo,
giudizi, azioni, reazioni. Hai prevenuto di poco l'inevitabile,
rinunciando ad un futuro incerto, scambiandolo con un attimo di lucida
e crudele consapevolezza. Su quel tavolo, in quegli occhi, nei tuoi
ricordi. Ti e' stata di conforto la tua matematica? L'ordine
familiare, le regole prevedibili del tuo mondo interiore? Quale
contrasto con il disfacimento che ti ha salutato, in quegli ultimi
mesi.

Ho parlato di te, stamane, ai miei studenti. Non per i teoremi che
portano il tuo nome, ma per ricordare, il giorno della memoria, la tua
ultima sottrazione. Questo e', io credo, il senso ultimo della
memoria; non mantenere in vita un ricordo sbiadito, un'idea ormai
lontana, una lista di nomi infinita, inutile. Non parole e gesti
talmente scontati ormai che rimangono un guscio vuoto di forma senza
sostanza. La memoria dovrebbe essere, prima di tutto, vita. Dovrebbe
prendere la forma, la memoria, del vivere quotidiano, secondo per
secondo, degli errori, delle parole, di tutti i piccoli gesti che
compongono le persone. Nessun treno ti ha portato via, ti e' bastato
un bicchiere. La memoria e' per me il diritto di parlare di te alle
mie classi, il diritto di guardarti morire, a distanza di anni.

Tutto quel che ci portiamo dietro lo daremo a qualcuno, come noi lo
abbiamo ricevuto. La memoria e' lo strumento del travaso, come imbuto
o damigiana. Noi siamo il vino.