Il prof bicromatico

Pensieri sfusi di una mente confusa

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Classe

La sogno spesso, la classe degli studenti che non ho piu'. Si trova al
primo piano, davanti al grande albero che d'inverno ritaglia il cielo
in mille rivi neri. Nel sogno la luce entra sempre dallo stesso
angolo, la lavagna e' pulita, c'e' il silenzio dovuto ai ricordi.

C'e' S. che ho perso in una seconda professionale, chiedeva libri da
leggere, purche' non parlassero di matematica. L'ho riempito fino al
giorno in cui lo hanno spezzato ed e' tornato in Ucraina e mi ha
restituito i libri, senza che dicessi no, tienili tu. Non li ho mai
piu' aperti, quei libri, ma nel mio sogno e' in terzo banco dal fondo
e li legge di nuovo, S. Poi c'e' A., lo riesco a vedere in seconda
fila mentre incide le iniziali sul banco con il suo coltellino blu,
nel sogno mi chiede una penna per scrivere una storia, come quella
mattina di mille pioggie fa, prima che lo portassero via, di nuovo.
C'e' M., guarda sempre fuori dalla finestra e fa finta di non sentire
la mia lezione, silenziosa. Pero' sorride ogni tanto; nel sogno mi ha
perdonato, forse unico. C'e' N. che una volta ha preso dieci e non ci
credeva e lo ha voluto fotografare e quando gli ho detto che quello
era solo il primo, mi ha guardato in quel modo strano. Lui lo sapeva,
io no, che sarebbe finito in questa classe immaginaria. C'e' F. che ce
l'ha ancora con me, non mi parla nemmeno in sogno, sento il suo furore
nei silenzi che ora, come allora, mi regala. Provo a parlare,
dimenticando che in questa classe nessuno lo fa, nemmeno l'insegnante.
Allora li guardo, uno ad uno, ed attendo.

Quando suona la campanella sono ancora li, insieme a tanti altri volti
rimasti immutati. Nella vita reale chissa' dove sono, gli studenti che
non ho piu'. Nel sogno esco dall'aula sapendo che li ritrovero' tutti
qui, domani, ad aspettarmi. Un ultimo movimento della testa per avere
conferma; la lavagna e' ancora vuota.