Il prof bicromatico

Pensieri sfusi di una mente confusa

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Il paradosso di Hausdorff

L'ombra cammina appiccicata alle mie scarpe, precedendo di poco il mio
affanno. Il sole prosegue il suo percorso immaginario e adesso e`
basso sull'orizzonte, non brucia piu` come prima. Da mezz'ora cammino
su questa strada asfaltata, da mezz'ora ripenso ad un'altra volta in
cui mi trovai a camminare con il sole alle spalle. Era un deserto,
quell'altra volta, non una statale spersa nel nulla che conduce ad un
centro abitato. Un deserto, uno vero, di quelli che vedi nei film, con
le montagne di roccia a strati che dipingono l'orizzonte ed il cielo
di un blu cosi' intenso da sembrare bianco. Ascolto Chopin dal filo
che unisce la mia tasca all'orecchio, un notturno che si scioglie
sull'erba secca ai cigli della strada. Quell'altra volta ascoltavo la
voce di JF che camminava con me, entrambi una tanica di benzina in
mano, lo sguardo appiccicato su un puntino nero fermo sul bordo della
strada qualche chilometro piu' avanti. E la strada, quell'altra volta,
era un nastro nero cosi' lungo che non ne vedevi la fine, sembrava la
cerniera del mondo. Perche' tornassimo con quella benzina alla sua
Camaro nera ferma piu' avanti in mezzo al deserto non lo ricordo, ma
ricordo la sensazione strana che mi faceva il camminare in quel pezzo
di mondo con a fianco JF che mi parlava del paradosso di Hausdorff.
“Due sfere metricamente equivalenti, capisci? A partire dalla stessa
sfera, equivalente ad entrambe”. Non capivo, ovviamente e lui si
infervorava come la sabbia che ci stringeva ai lati. Provavo qualche
debole difesa, azzardavo ipotesi. Ma ovviamente non mi avvicinavo di
un granello alla soluzione del paradosso. Me lo spiegava lui con il
suo vocione, la camicia a fiori arancioni del tutto fuori posto in un
deserto, i capelli appiccicati al sudore del collo. E mentre mi
parlava di suddivisioni in sottoinsiemi non misurabili e la Camaro
nera a secco sul bordo della strada si avvicinava sempre piu’, ricordo
che pensai che era perfetto, quel momento. Perfetto perdersi in un
deserto senza benzina, perfetto ascoltare la sua voce parlarmi come se
nulla fosse di matematica, perfetto sentirmi insignificante ed
insignificato. Pensare che da una sfera se ne potessero estrarre due
uguali, in tutto e per tutto. Un paradosso nel nostro mondo fatto di
persone e sabbia, eppure perfettamente lecito nel mondo della
matematica che, per fortuna, non contiene ne persone ne sabbia. E` per
quella diversita` di realta` che amavo la matematica. E` per quella
diversita` che l’ho persa, se non in quel deserto da qualche parte nel
cammino.

Le prime case si avvicinano, nella mia strada asfaltata di ora. Chopin
e` finito, il sole e` quasi tramontato e penso che ci vuole un deserto
nell’anima per farsi mancare una camminata in un deserto vero. La
sera, infine, mi spenge.

Posted July 12, 2011