Il prof bicromatico http://odraccir.posterous.com Pensieri sfusi di una mente confusa posterous.com Mon, 14 May 2012 13:01:35 -0700 Incipit della settimana http://odraccir.posterous.com/incipit-della-settimana http://odraccir.posterous.com/incipit-della-settimana Del lunedi mi piace:

il colore del cielo quando esco di casa, indovinato tra rami e nuvole

la musica in macchina mentre percorro i viali della consuetudine

arrivare presto in sala insegnanti per sentire ancora l'odore di
chiuso del fine settimana

gli sguardi persi dei miei studenti che trascinano i loro pensieri per le scale

il nero pulito della lavagna, il primo gesso che lento disegna un
nuovo paesaggio

far finta di interrogare, per poi far finta di non farlo

dispiegare la matematica, che e' diverso dal spiegare

rispondere alle domande a cui arrivo, interessarmi a quelle che mi sorprendono

ascoltare lamentele, giudizi, consigli, richieste, suppliche, sorrisi,
silenzi, sguardi, dubbi

parlare poco, almeno con la voce

scrivere su un foglio tutti i nuovi motivi per aspettare il prossimo
lunedi, o almeno immaginare di farlo.

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Sat, 12 May 2012 13:20:33 -0700 Königsberg http://odraccir.posterous.com/konigsberg http://odraccir.posterous.com/konigsberg Mi sono perso. Sono certo di essere gia' passato su questo ponte,
eppure non sarebbe dovuto accadere. Ho studiato meticolosamente il
percorso, il costeggiare del fiume, l'arrivo sull'isola da est, ho
preso il secondo ponte verso ovest, poi il successivo sulla terra
ferma, il tornare indietro nel vento leggero di questa mattina,
convinto della soluzione del problema. E invece no, da questo ponte di
pietra, che ora mi guarda distratto, ci sono gia' passato, ne sono
certo. Avrei dovuto ascoltare Leonhard, avrei dovuto capire dal suo
ragionamento che la mia impresa era impossibile. Ho voluto provare,
testardo, sfidando il rigore matematico della sua dimostrazione,
pensando che il mondo fosse ben altra cosa rispetto al gelido
paesaggio delle formule e dei teoremi della matematica. Mi sbagliavo.
Mi volto sfidando con il volto il vento che ormai leggero non e' piu',
riguardo il percorso che mi ha visto arrivare qui, torno indietro.

La vita e' un percorso che attraversa una volta sola i ponti che
abbiamo costruito, distrutto, ricostruito, ignorato. La matematica,
ora lo so, ha ragione, questo percorso non esiste.

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Thu, 10 May 2012 15:50:44 -0700 I doni della notte http://odraccir.posterous.com/i-doni-della-notte http://odraccir.posterous.com/i-doni-della-notte Il rito si ripete piu' o meno lo stesso da tempo, gesti, movimenti,
spazi. La porta si apre quel tanto da gettare casualmente un po' di
luce nel buio della camera, seguita dai miei passi, dalla mia ombra,
ultimo io, fermo ad ascoltare il respiro regolare di Francesco. Che
sia inverno o estate, freddo o caldo, che il sole abbia scaldato la
mia pelle o la pioggia l'abbia nutrita, entro di notte in questa
stanza, per necessita' mia, da anni, tutte le sere. Non ho ricordi di
un prima, di un tempo in cui non avevo questo percorso notturno. di
spazi diversi e senza Francesco. Non ne ho ricordo, non ne ho memoria.
Ascolto il suono sommesso provenire dal letto, la forma del suo fiato
prende spazio in me. Di solito rimango in piedi, raramente mi siedo
sul letto. Non vi e' scopo, non vi e' motivo, e' una sosta al buio,
come tante di tanti. La stanza rischiarata dalla poca luce che
conquista qualche angolo, non dura quasi mai piu' di cinque minuti
questo mio ascolto. Non lo sveglio, non parlo, non mi muovo, non deve
vedermi ne sapere che sono stato qui, e' un mio momento incondiviso.
Mio. Il giorno dopo nuovi percorsi attendono il nostro oscillare, il
nostro stare insieme quando e come si puo', si sa, si cerca.

Non so che ricordo avra' Francesco di un padre ombra, per ora me ne
sto qui, nel cono d'ombra che copre i ricordi, ad ascoltare il respiro
di chi mi ha donato spazio e tempo.

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Thu, 10 May 2012 00:26:46 -0700 La solitudine del compito in classe http://odraccir.posterous.com/la-solitudine-del-compito-in-classe-79409 http://odraccir.posterous.com/la-solitudine-del-compito-in-classe-79409 Nel silenzio tra un tic ed un tac dell'orologio a muro

P. si stira guardando perplesso il foglio

C. ha raccolto i capelli che le cadevano sul foglio

M. scrive con gli occhi su un foglio immaginario

G. sorride ad un risultato appena trovato

R. annuisce con la testa, ma non con gli occhi

A. ha un pensiero felice guardando fuori dalla finestra

E. e' talmente chino sul foglio che quasi lo guarda da sotto

L. ha le mani nei capelli, ma ogni tanto sorride

B. si mangia le unghie

F. non sembra felice, ma intanto scrive


E mentre il sole striscia sulle pareti e le penne fanno a gara con il
tempo, misuriamo le nostre solitudini.

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Tue, 08 May 2012 13:38:21 -0700 Consigli per non essere interrogati http://odraccir.posterous.com/consigli-per-non-essere-interrogati http://odraccir.posterous.com/consigli-per-non-essere-interrogati Ogni tanto capita, il dito che scorre sull'elenco e la classe
atterrita che aspetta l'annuncio. Ecco alcuni semplici consigli per
evitare di essere interrogati

1. cambiare nome un istante prima di venire chiamati. "Zamboni!" ..
"Assente prof" .. "Ma come assente, sei tu!" .. "Ma no prof, mi chiamo
Zerlacco." .. "Zerlacco? E da quando?" .. "Da adesso"
2. far finta di cercare qualcosa nello zaino, un classico
3. variante del punto precedente, entrare direttamente nello zaino
4. fare con una penna rossa dei piccoli puntini su tutta la pelle di
faccia e mani, socchiudere gli occhi, assumere un'aria vagamente
contagiosa
5. svenire
6. variante del punto precedente, morire; è però possibile usare
questa tecnica una sola volta
7. telefonata anonima con il cellulare con segnalazione di una bomba
nell'edificio e conseguente evacuazione (dell'edificio, intendo)
8. variante del punto precedente, bomba vera
9. predisporre i banchi nell'ora precedente in modo che non vi sia
possibilità di accesso alla cattedra. "Zamboni!" .. "Prof, io verrei
anche, ma mica posso volare."
10. costruire un tunnel di almeno 700 km che congiunga la classe al
CERN di Ginevra ed utilizzarlo in caso di interrogazione. Non funziona
se la classe si trova a Ginevra
11. vestirsi tutti uguali in modo da rendere difficile
l'identificazione da parte dell'insegnante
12. giocare d'anticipo e chiamare interrogato l'insegnante
13. procurarsi della cenere, spogliarsi e lasciare i vestiti sulla
sedia spargendo cenere intorno e simulando un raro caso di
autocombustione umana
14. scoprire improvvisamente il bosone di Higgs, era nello zaino del punto 2.
15. variante del punto 13., autocombustione vera (vedi anche punto 6.)
16. tutta la classe parla al contrario e si muove alla rovescia,
inducendo nell'insegnante la convinzione di essere entrato in una
linea temporale invertita; il più delle volte l'insegnante rifarà
l'appello al contrario e poi uscirà, sempre al contrario dall'aula
17. giocarsi il tutto e per tutto con una annichilazione materia-antimateria


P.S.
Zamboni (e Zerlacco) sono nomi di fantasia. Mi scuso con tutti gli
eventuali Zamboni (e Zerlacco) che, sono certo, si fanno interrogare
volentieri.

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Mon, 07 May 2012 12:47:35 -0700 In un certo senso http://odraccir.posterous.com/in-un-certo-senso http://odraccir.posterous.com/in-un-certo-senso Il cielo e' una striscia nera orizzontale, spezzata di luce in alto.
Ed il Friuli oggi sembra il Nebraska, il nastro di asfalto che divide
come una cerniera i campi dalle colline. Sono sfrecciato su questa
strada bagnata di cielo. Ma non ne senso che sono andato veloce, ma
nel senso che sono sfrecciato, privo di frecce. Mi hanno rubato le
frecce della macchina, quando non so, me ne sono accorto ieri, due
buchi neri sotto gli specchietti dove prima stavano lampadine e
plastica protettiva. Corro in questo Friuli-Nebraska cercando di
andare dritto per non usare le frecce che non ho piu', mi chiedo
distrattamente chi possa rubare delle frecce, se ci sta facendo le
decorazioni di Natale o se ne aveva bisogno per la propria auto.
Magari un biglietto poteva lasciarmelo "Grazie per la luce che mi hai
dato". Invece niente, ho questi due buchi sotto gli specchietti, come
i due buchi che ho al posto degli occhi. E mentre sfreccio sfrecciato,
non ricordo se ho superato il camion che da venti minuti mi precede, o
se all'ultimo momento ho desistito, l'asfalto e' bagnato, non sono
sicuro se ho visto, o immaginato, l'auto che arriva sull'altra corsia.
E cosi' ora non ricordo se l'ho superato, se non l'ho fatto, se ho
visto l'auto o non ci ho fatto proprio caso, mentre il bagnato
sull'asfalto duplica la striscia nera di cielo, ma nel verso
sbagliato. Non so, mi sento un po' come il gatto di Schrodinger, avro'
superato o meno il camion davanti? Magari ora sono in una
sovrapposizione dei due stati, una parte di me lo ha fatto, non ha
visto l'auto bianca a fari spenti venire dritta sull'altra corsia,
mentre un'altra parte ha notato all'ultimo momento il movimento, il
riflesso, qualcosa. Aspetta, com'era? Due corpi in moto uniforme in
direzione opposta hanno una velocita' relativa che e' la somma delle
velocita' dei corpi. Stiamo andando forte, io e l'altra macchina. Che
poi magari non esiste nemmeno, e allora di cosa sto parlando? Fatto
sta che ora sto ancora qui, sfrecciato e sfrecciante, cerco di andare
dritto per non usare le frecce che non ho piu', spero che chi me le ha
prese abbia motivo e modo di voltare spesso, almeno qualcuno avra'
usato la luce presa da me. In un certo senso.

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Thu, 03 May 2012 12:07:05 -0700 L'aula vuota http://odraccir.posterous.com/laula-vuota http://odraccir.posterous.com/laula-vuota
Img2871_edit0

Ho sbagliato, un giorno di maggio. Convinto di avere lezione, ho
scoperto l'aula vuota, gli studenti fuori in gita. Avrei potuto
tornare sui miei passi, andare a prendere un caffe', godermi un'ora di
inaspettata liberta' leggendo le nuvole o ascoltando il parere delle
fronde. Ma qualcosa mi ha chiamato, nel silenzio di quell'aula
deserta. Le pareti screpolate, il lucido riflesso dei banchi, le
finestre chiuse, confine sottile tra mondi diversi, tutto questo ed
altro mi ha chiesto di restare. E cosi' ho posato ordinatamente, come
ogni mattina, i libri sulla cattedra, mi sono tolto la giacca,
poggiandola casualmente sulla sedia, ho preso un gesso ed ho spiegato
scrivendo con decisione alla lavagna. Ho fatto una lezione di un'ora,
ascoltato da banchi vuoti, da sedie immobili, da muri attenti.
L'argomento non ha importanza, la mia voce lo ha trasportato
inascoltata, il gesso ha sgretolato il nero dell'assenza, creando per
poco tempo, e solo per me, sostanza. Al suono della campanella ho
cancellato delicatamente le mie formule, ho ripreso i libri, indossato
la giacca, sorriso per un attimo, sulla soglia, alla classe vuota e
sono andato a cercare altri muri, altri ascoltatori. E mentre il
corridoio mi accoglieva insieme ai suoni consueti di voci, di scarpe,
di risate, per contrasto ho pensato che e' bello avere, di tanto in
tanto, una classe vuota che ti ascolti.


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http://files.posterous.com/user_profile_pics/436586/newavatar.jpg http://posterous.com/users/eUlr40EjYZ Riccardo Giannitrapani orporick Riccardo Giannitrapani
Sun, 22 Apr 2012 12:33:02 -0700 Formule http://odraccir.posterous.com/formule http://odraccir.posterous.com/formule In matematica non esistono. E' un errore molto comune quello di
cercare o chiedere una formula per risolvere un problema. Tu stai
spiegando con sforzo un'idea, una sottile linea di gesso scavata a
mani nude nel nero della lavagna, quando una mano alzata chiede dov'e'
la formula finale. Non so perche' si pensi che l'esistenza di una
formula costituisca di per se' una soluzione, probabilmente e' per
cercare una scorciatoia ai lunghi passaggi di ragionamento. Come
quelli che vedono il viaggio come lo spostamento tra due punti, piu'
breve e' meglio e', quando i due punti sono normalmente privi di
interesse ed e' il viaggio cio' che conta. Si pensa che, conoscendo la
grandezza A e la grandezza B, con una opportuna formula si possa
ottenere, con precisione e determinazione, la grandezza C. Ma questo
non e'. Puo' funzionare una volta, forse due, ma presto ci si accorge
che la formula non sempre e' applicabile, che la grandezza A alle
volte non e' nota, che la grandezza B sfugge se osservata, che a volte
non esistono neppure A e B. Ed allora C non si trova con una formula.
Questo non dovrebbe impedire di cercarla, C; anzi, l'assenza di una
formula dovrebbe essere stimolo per una ricerca vera, non falsata da
dubbie semplicita'. Bisognerebbe scriverlo a chiare lettere, nei libri
di matematica ed in quelli per la vita: non esistono formule
risolutive, mai. Esistono relazioni tra grandezze matematiche,
situazioni, persone, luoghi, pensieri, immagini, ricordi. Esistono
connessioni mutevoli, incerte, aleatorie che vanno di volta in volta
cercate, trovate, inventate se serve. E bisogna convincersi che non
sempre c'e' una formula per dare la soluzione per il semplice fatto
che non sempre c'e' una soluzione; e' la ricerca che da senso al
percorso, al ragionamento, ad una vita. Per fortuna le formule non
esistono.

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Thu, 12 Apr 2012 05:06:00 -0700 Pausa http://odraccir.posterous.com/pausa-44623 http://odraccir.posterous.com/pausa-44623

Fuori dalla finestra vedo:

una nuvola a forma di quel che volete

il vento, presenza indovinata dal ritmico oscillare di una tenda

antenne e tetti e torri, legno, cemento, soffitti visti dal lato
sbagliato, contenitori di vita altrui

rami di cielo alternati al verde delle foglie

alcune macchine incerte nel movimento e nel colore

aria di pioggia che ancora sa di sole

il debole riflesso sul vetro, mi somiglia nell'essere quasi invisibile

l'ombra della casa davanti che segna, orologio preciso, il movimento del giorno

l'attesa, in ogni cosa, del buio

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http://files.posterous.com/user_profile_pics/436586/newavatar.jpg http://posterous.com/users/eUlr40EjYZ Riccardo Giannitrapani orporick Riccardo Giannitrapani
Tue, 03 Apr 2012 13:22:39 -0700 Cara B. http://odraccir.posterous.com/cara-b http://odraccir.posterous.com/cara-b Cara B.

scusa se con ritardo rispondo alla tua lettera; ho tenuto le parole da
scriverti in testa per settimane prima che trovassero la forza (o la
stanchezza) necessaria per uscire. Mi ha fatto piacere ricevere tue
notizie, trovare l'entusiasmo per quel che fai ad ogni spazio tra le
parole, leggere della tua intenzione di tornare alla fotografia, mi
mancano, tra le altre cose, i tuoi bianchi ed i tuoi neri. Non so
rispondere alla tua domanda, semplice e legittima, sul come sto io, le
passo accanto facendo finta di nulla. Posso invece dirti come sta
Francesco, visto che mi chiedi anche di lui. Cresce con velocita', ha
mantenuto la curiosita' che, ricorderai, vi raccontavo in classe, si
fida del mondo e credo che valga anche il viceversa. Va a scuola,
malvolentieri svolge i compiti, continua a disegnare bellissimi mostri
e spesso fa domande a cui riesco a dare solo vaghe risposte, un po'
come a voi quando sedevate ogni mattina davanti a me. Spesso e'
distratto, ma pare che il suo mondo interiore sia bello perche' veste
quasi sempre di sorrisi il suo piccolo volto. Vivo nel costante
terrore che finisca con il somigliare a me, ad ogni passo ho l'ansia
di stare rovinando la sua vita in partenza, come ho rovinato la vita
di chiunque mi avvicina. Con voi studenti e' facile, pochi anni e poi
andate via, e' conforto per me la scusa che in poco tempo non posso
fare troppi danni. Ma con lui e' diverso, e' contatto quotidiano e
continuato. Altre modalita' di essere padre non ne conosco, faro' i
miei sbagli e vivro' con essi, come tutti. Spesso mi fa ridere, a
volte mi stupisce, cosa piuttosto rara oramai per me. Ecco, di tutte
le cose che lentamente sto perdendo, lo stupore e' cio' che mi manca
di piu'.

Per il resto la vita a scuola procede piu' o meno come prima. Salgo
ogni mattina le stesse scale che conoscevi tu, anche se piu'
lentamente; non per eta' o stanchezza, ma perche' con gli anni i
gradini stanno diventando piu' alti sotto il peso di tutti i piedi che
ho conosciuto e perso. Non ci crederai, ma non leggo piu' poesie in
classe, per incuria, pigrizia o per non dare piu' false speranze ai
ragazzi. Non credo piu' che l'insegnamento possa fare la differenza,
vi e' piu' futuro nei volti dei ragazzi che in tutte le lavagne che ho
riempito nella mia vita. Ho perso altri studenti, altri studenti ho
trovato. I ragazzi e le ragazze che incontro ogni mattina sono
straordinari, come lo eravate voi; questo e poco altro mi tiene in
aula. Sono sempre piu' convinto che la matematica, o almeno cio' che
io chiamo matematica, non serva a nulla e per questo l'ho eletta mio
rifugio permanente. Ho scoperto molte panchine che non conoscevo su
cui sedermi a leggere, alcune le ho usate forse per la prima ed ultima
volta allo stesso tempo. Il caffe' del bar ha lo stesso gusto di
sempre, le foglie del giardino percorrono traiettorie simili a quelle
che tu ricordi, il gesso ricopre ancora le mie mani, a volte rimango
in aula a lungo quando e' vuota. Ho ricordi belli di questi anni di
insegnamento e questo a volte sembra bastare, sicuramente e' molto di
piu' di quanto si possa ragionevolmente chiedere da una quotidianita'
lavorativa. Una volta pensavo di poter passare qualcosa a voi
studenti, superbia da novellino. Ho smesso di sperare di aggiungere,
adesso cerco disperatamente di non togliere; non sempre mi riesce,
temo.

Scrivimi, se hai tempo, ed abbi cura di te e del tuo domani, unica
cosa che conta.

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Sun, 01 Apr 2012 14:12:00 -0700 Qui http://odraccir.posterous.com/qui-9532 http://odraccir.posterous.com/qui-9532

Ho davanti:

una lampada da tavolo nera che prima di me ha fatto leggere mio padre

un libro dalla copertina rossa ancora caldo delle mie dita

matite per trattenere su carta il gesto delle mani

gli stessi occhiali che portavo quando andavo a scuola da ragazzo,
stesse lenti, stessa montatura, solo gli occhi sono cambiati

una foto sbiadita che probabilmente pensa lo stesso di me

una gomma che ha perso la sua battaglia

una pila di libri da leggere, concreta forma di ottimismo sul mio tempo

un ritratto di Jorge Luis Borges che mi guarda dal fondo della sua cecita'

una scatola di vecchie lettere, persistenza di tempo e distanza

una domenica sera che profuma di tigli

una mano che scrive, la riconosco dall'incertezza del movimento

l'invisibile forma del mio respiro che di poco si stacca dal volto

il silenzio di una lista inutile di oggetti 

la fine di una domenica sera che, come altre, si dissolve nelle
inutili ombre della mia scrivania.

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Tue, 13 Mar 2012 13:53:00 -0700 Della scuola http://odraccir.posterous.com/della-scuola http://odraccir.posterous.com/della-scuola

Mi manca l'andare via. Cose che mi piacciono a scuola e mi trattengono.


Fare le scale confuso in mezzo a cento altri piedi.

Il rumore del gesso quando si spezza.

Essere in classe cinque minuti prima e far finta di fare lezione alle
sedie vuote.

Il caffe' rubato a ricreazione.

Trovare regali inattesi nel cassetto.

Indovinare la classe in cui fare lezione.

Sbagliare classe e per dieci minuti spiegare prima che qualcuno mi fermi.

Leggere un verso di Wislava Szymborska prima di affrontare il teorema
di Torricelli-Barrow.

Ascoltare con ugual attenzione le voci ed i silenzi, senza mai
interrompere ne' gli uni ne' gli altri.

Cambiare il ritmo scandito dalla consuetudine entrando in classe al contrario.

Parlare, che e' uno dei rari momenti in cui lo faccio.

Fare lezione in giardino scrivendo con il dito su una lavagna immaginaria.

Regalare una gomma ad una studentessa che piange (ciao Margy, non
piangere piu' ora che sei andata via).

Disegnare durante i compiti in classe, facendo finta di fare altro.

Ascoltare il rumore del futuro che prende forma.

Tacere senza destare stupore.

Giustificare le assenze, non farlo con le presenze.

Guardare fuori dalla finestra, stando pero' dentro.

Il tempo scandito dalla lunghezza del gesso.

La frase interrotta a meta' dal suono della campanella.

I "prof non ho capito" che mi regalano la rara opportunita' di cercare
nuove strade.

Parlare di matematica come di un'alternativa al reale.

L'illusione, data dai i luoghi e dai gesti, di immutabilita',
illusione smentita dai volti persi appena conosciuti.

La sicurezza, tipica delle prigioni, dell'entrare in classe.

Il tacito patto dell'insegnamento: io ti cerco, tu cerca me.

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Sat, 10 Mar 2012 13:01:44 -0800 Chi http://odraccir.posterous.com/chi http://odraccir.posterous.com/chi Chi e' RG? Alcune cose, tra cui:

una sveglia la mattina quando il sonno ancora non basta e gli occhi
rimangono chiusi anche aprendosi

uno specchio che stupisce per la precisione con cui replica tutto,
anche gli errori

svegliare Francesco facendo la voce di un polpo "Sveglia vecchio
merluzzo, e' pieno di meduse qui fuori" .. "Oh papa', ti prego"

preparare ordinati i biscotti ed il succo di frutta sul tavolo
ascoltando il mattino che si mette in moto

guidare con Francesco che canta sulle note di Chopin "Il pinguino
corre veloce, ma cosi' veloce che sta fermo" (su Op 25 n3)

chiedere un bacio prima di lasciarlo sulle scale, guardarlo entrare e
per un attimo, un attimo soltanto, vederlo dietro il vetro sovrapposto
al proprio riflesso, il cielo ormai mattino

arrivare presto in sala insegnanti per goderne il silenzio, sfogliare
pagine immaginarie, preparare la lezione in testa sapendo che poi si
fara' altro

leggere una poesia in classe sbagliando le pause ed incespicando,
tanto nessuno si accorge

matematica fatta di gesso, cosi' la puoi cancellare se fa troppa paura

uno scaffale di libreria pieno di titoli inventati

guidare tra alberi e prospettive, montagne indovinate a lato e nuvole invocate

ogni tanto un treno, per non perdere l'abitudine

del bere non ne voglio piu' parlare

scrivere con la matita perche' poi con il tempo, se proprio non si
cancella, almeno sbiadisce

la chitarra che sostiene il muro, oramai

notti fatte di carta che senza avvertire si dichiarano mattina

il silenzio che ormai parla da solo

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http://files.posterous.com/user_profile_pics/436586/newavatar.jpg http://posterous.com/users/eUlr40EjYZ Riccardo Giannitrapani orporick Riccardo Giannitrapani
Fri, 09 Mar 2012 14:02:49 -0800 Di curva in curva http://odraccir.posterous.com/di-curva-in-curva http://odraccir.posterous.com/di-curva-in-curva Perso mi sono perso, ormai non ho dubbi. Il Friuli oggi sembra il
Nebraska, sconfinato sotto un blu senza ombre, dovevo girare a destra
almeno due incroci fa, ne sono quasi certo. Pero' pensavo alla maestra
di Chicco che mi parla di lui, pensavo ai compiti in classe che devo
correggere, pensavo alla barba di Peppermaus, alle formiche in fila
indiana che da piccolo osservavo per ore, pensavo che a tutto quel che
non voglio fare, a quel poco che vorrei invece fare, pensavo che tutto
avrei voluto tranne che mio figlio prendesse da me, pensavo che ho
cercato di proteggerlo ingenuamente, pensavo alle macchie di caffe'
che assomigliano alle macchine della mia pelle, o viceversa, pensavo
ad un libro prestato, ad una voce lontana, pensavo a tutto che e' come
pensare a niente. E non ho visto l'incrocio, o forse l'ho visto e non
ho capito. Non che ci sia molto da capire, di solito ci sono quattro
strade e devi sceglierne una, al piu' tiri a caso. Niente, mi sono
perso. Non so nemmeno il nome del paese, tantomeno la chiesa; perche'
non ho guardato meglio, perche' non ho chiesto a qualche collega?
Domande inutili, il sole si ciba della mia vitiligine e sembro uscito
da un tostapane. Tu mi stai aspettando paziente, ne sono certo, mi
sembra quasi di vedere il tuo sorriso che inclina i baffi d'altri
tempi. Pero' sono in ritardo, ed anche se tu adesso hai tempo per
attendermi, il tuo funerale inizia tra poco. Inverto infilandomi nello
sterrato di un casolare, la macchina sobbalza, torno indietro per
qualche metro, nessuno a cui chiedere. Che poi anche se trovassi
qualcuno, cosa chiedo? "Scusi, sto cercando un funerale."-"Ma uno
qualunque o uno in particolare?"-"Uno in particolare"-"Guardi che se
continua a guidare cosi' trova il suo". La conversazione immaginaria
si spenge su un'altra inversione azzardata, i minuti passano e niente,
qui mi sembra di esserci gia' passato, nemmeno un campanile in vista.
Ad un certo punto ho capito di essere in zona, mi avevano detto vicino
all'aereoporto, ho visto un aereo e l'ho seguito; lui pero' ha
tagliato per la via piu' breve passando per il blu, io ho dovuto
inchiodare ad uno steccato, l'ho perso di vista. Per poco non mi
ammazzo per venire al tuo funerale, gia' vedo i titoli dei giornali
"Matematico muore andando al funerale di un matematico". Che per gli
studenti di tutto il mondo un titolo cosi' non capita nemmeno nei
sogni piu' sfrenati. Di curva in curva penso che ultimamente vado solo
a funerali, una volta frequentavo piu' battesimi e matrimoni, forse e'
quello che chiamano tempo, o magari porto sfiga, o forse sono io che
seleziono con cura cio' che mi sembra piu' vicino, non so.

Alla fine lo trovero', trovero' una folla silenziosa fuori dalla
piccola chiesa di campagna, trovero' le parole ufficiali in cui mai mi
riconosco, i messaggi commoventi e meravigliosamente limpidi dei tuoi
ex-studenti. Quanto hai lasciato dietro di te, Giuliano, quanto in
quei volti ventenni che oggi trovero' agli angoli della tua bara,
ritagliati dal resto e con gli occhi puliti. E che folla, Giuliano, al
tuo funerale, che folla che trovero' tra poco. E mentre le parole del
rito rimbalzeranno nei silenzi dei tanti, rimarro' minuti ad osservare
il volo di due piccioni, la delicata simmetria dei loro movimenti, il
gioco delle loro ali con il vento, il modo naturale in cui abitano il
cielo, ti sarebbero piaciuti, ne sono certo. E ricordero' quel che mi
hai passato nella nostra breve intersezione, ricordero' la gentilezza
e la passione per la matematica. E trovero' il modo di salutarti,
anche se mi sono perso. Trovero' tutto questo, strette di mano e
sguardi lontani, ricordi reali sovrapposti a ricordi che avrebbero
potuto essere, ma non sono, piedi stanchi ad aspettare fuori da una
chiesa di campagna troppo piccola per sembrare vera. E guardero' le
ombre delle persone perche' mi interessano di piu' delle persone
stesse, mantengono la forma perdendo ogni dettaglio.

E mi perdero' anche sulla strada del ritorno, ma lo faro' apposta.

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Sat, 03 Mar 2012 12:42:56 -0800 Un saluto a Giuliano http://odraccir.posterous.com/un-saluto-a-giuliano http://odraccir.posterous.com/un-saluto-a-giuliano Rileggo la lettera una seconda volta, sono due righe stentate,
sgraziate, scomposte, il tuo nome in mezzo sembra gettato per sbaglio.

La memoria torna al mio primo anno di insegnamento al liceo, ai tuoi
consigli, il caffe' rubato all'intervallo, i tanti dubbi. Avevi un
modo particolare di concepire la matematica e l'insegnamento ed io,
perso e disperso, cercavo di seguirti. Ho il ricordo di un galantuomo
d'altri tempi, nei modi, nelle forme, nella sostanza. Poche settimane
fa ti ho visto a scuola, nei corridoi che un tempo erano tuoi, mi hai
parlato della vela, dell'essere in pensione, mi hai chiesto, con la
sete negli occhi, come stavano i ragazzi, com'erano adesso gli
studenti.

La matematica perde una mente attenta, sincera, onesta, io perdo il
sorriso delle tue rare visite. Rimangono i ricordi del poco tempo che
mi e' stato concesso per conoscerti, rimangono le parole mescolate
lentamente nel caffe', nelle tante mattine che sono rimaste indietro.

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Thu, 01 Mar 2012 11:44:23 -0800 Cose http://odraccir.posterous.com/cose http://odraccir.posterous.com/cose Cose che mi salvano nel quotidiano:

la musica, perche' trascina

la poesia, perche' immobilizza

la matematica, perche' e' il mio rifugio

gli alberi, perche' sono di contorno quando spesso guardo in alto

le macchie sui vetri, perche' si sovrappongono al reale senza invadere

la carta, perche' raccoglie i miei tratti senza lamento

il silenzio, perche' preludio

la polvere, perche' traccia tangibile del tempo

l'odore dei libri, perche' ricordo antico

la distanza dal mondo, perche' contiene tutto il resto.

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Wed, 29 Feb 2012 08:54:00 -0800 Free Rossella Urru #freerossellaurru http://odraccir.posterous.com/free-rossella-urru-freerossellaurru http://odraccir.posterous.com/free-rossella-urru-freerossellaurru
Rossella_urru

Non e' mia abitudine scrivere del reale, il reale che passa ogni
giorno davanti ai nostri occhi, sugli schermi (ormai spenti da tempo),
sui titoli di giornali (che le mani non aprono da tempo). Ma ci sono
situazioni che a volte toccano, si infilano nella mente, tendono a
sedimentare sentimenti, sensazioni, pensieri. Ho quindi deciso,
aderendo ad una iniziativa nata in rete e che coinvolge centinaia di
blog, di dedicare questo mio post a Rossella Urru, rapita il 23
ottobre mentre cercava semplicemente di fare del bene. Se non
conoscete questo nome, se non avete mai visto questo volto e' cosa
normale nel nostro paese. Altri volti, altre vicende sono nel
quotidiano. C'e' altro, troverete altro. Pero', se potete, cercatela
Rossella. Guardatela, trovatela, restituitele quel minimo di dignita'
che una persona merita. E come lei i tanti dimenticati dal mondo di
oggi.

Chissa' quante stella hai visto, in questi giorni di solitudine,
Rossella. Un augurio, che tu possa raccontarcele una ad una, il piu'
presto possibile.


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Wed, 29 Feb 2012 07:59:06 -0800 Regalo inatteso http://odraccir.posterous.com/regalo-inatteso-36198 http://odraccir.posterous.com/regalo-inatteso-36198 Sei arrivata tra le pause del mattino, nella luce di un corridoio
calpestato di fresco. Sorvegliavo banchi vuoti, porte socchiuse,
ricreazioni stanche. Mi hai sorriso come un tempo e nel gesto era
compreso un regalo, un libro. "E' per Francesco, piacera'" mi hai
detto. E poi abbiamo parlato dei presenti e degli assenti, dei persi e
dei ritrovati, dei tempi che siccome furono, son belli per
definizione. Mi hai raccontato del tuo esame, eri contenta, mi spiace
non averti detto che io lo ero piu' di te. Ci siamo salutati dalle
scale, io tornato in corridoi quotidiani, tu libera di andare.

Della matematica che insegno ogni mattina poco resta, per fortuna; mi
piace pero' pensare che altro ci sia, che altro sia importante. Oltre
il bianco del gesso, dei segni confusi, di un mondo perso e disperso,
oltre il mio orizzonte quotidiano di volontario esilio, ecco a volte
ritrovare il saluto dei miei ex-studenti che ha la forma concreta di
un regalo inatteso.

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Sun, 26 Feb 2012 13:45:43 -0800 Biografia http://odraccir.posterous.com/biografia http://odraccir.posterous.com/biografia Capita, di tanto in tanto, cioe' quasi mai, di sentire il bisogno di
inventarmi biografie. Non e' per sminuire i vivi o i vissuti, quelli
reali, e' che a volte sembra che il mondo abbia bisogno di qualcuno
che per caso, o sbadataggine, non e' realmente arrivato. E' il caso di
Herbert Ribencastell, di cui forse qualcuno di voi inesistente ha
sentito parlare. Ho conosciuto il prof. Ribencastell dieci anni fa ad
una conferenza a Monaco, poco prima che morisse. Era talmente vecchio
che si esprimeva solo a gesti, che nessuno capiva peraltro. Ma ancora
in lui si scorgeva nello sguardo il genio sfortunato che era stato.
Nato in una famiglia povera, quinto di quattro fratelli (le sue doti
matematiche erano gia' evidenti da questo piccolo fatto), gli anni di
privazioni formarono un carattere forte, perseverante, ribelle. Anni
piu' tardi, ricordando quella sua giovinezza stentata, disse che la
poverta' insegna che e' piu' facile saltare un pranzo che passar sotto
ad un digiuno. Fu sfortunato sin dai suoi primi esordi, quando, nel
1905, appena ventunenne, spedi' agli Annalen Der Physik pochi mesi
prima di Einstein, un articolo clamoroso che gia' conteneva le idee
fondamentali sulla Relativita'. Solo che sbaglio' indirizzo sulla
busta, l'articolo fu ricevuto dalla redazione di una nota rivista di
cucina ungherese e fu pubblicato alla voce antipasti. Nessuno
scienziato lo lesse e la storia consacro' Einstein a genio del secolo.
Fu un duro colpo per il giovane Herbert, ma soprattutto per le
centinaia di casalinghe ungheresi che invano provarono per mesi quella
complicata ricetta, sbagliando ogni volta i tempi di cottura,
stranamente dilatati. Lo stesso Einstein, intervistato dal suo
biografo Pais anni dopo, tributo' a Ribecanstell l'onore dovuto: "Ja
ja, io ricorda kvello pofero ragazzo sfigato. Lui sbaglia indirizzo su
busta, ja, molto skompiscevole, ja ja".

La determinazione di Ribencastell pero' permise al giovane scienziato
di emergere in ogni caso. Fu Dottorcrausen presso l'Universita' di
Praga a soli 23 anni, Furdoctor all'eta' di 26 anni a Lipsia ed infine
ottenne, a coronamento dei suoi sogni, una cattedra da
Privatokendocentbuz presso la prestigiosa Universita' di Berlino a
soli 32 anni. Tutti titoli che si invento' lui, visto che non vinse
mai un concorso in vita sua, ma a casa qualcosa doveva pur dire. Gli
anni della guerra segnarono in Herbert un profondo dissidio interiore,
qualsiasi cosa questo voglia dire. Fu un pacifista della prima ora,
poi a ricreazione pero' cambio' idea e divenne un fervente sostenitore
dell'intervento militare del suo paese (che nessuno mai scopri' quale
fosse). Si arruolo' come volontario in fanteria e, spedito al fronte,
conobbe gli orrori della guerra. Quella esperienza lo segno' cosi'
profondamente che quando torno' a casa cerco' la pace interiore nel
suicidio. Il 17 agosto del 1947 provo' a spararsi con la sua Beretta
464 di fabbricazione russa, importata dall'ungheria e presa all'IKEA.
Solo che niente, mancava un dado nella confezione e non riusci' a
spararsi, cosa che lo amareggio' profondamente, anche perche' aveva
montato decine di Billy in vita sua senza mai aver avuto problemi di
dadi mancanti. Nel 1974 fu candidato a ricevere il Premio Nobel per il
suo lavoro sulle particelle zetagluonichirali, candidatura che sfumo'
quando ci si accorse che il Re di Svezia non era in grado di
pronunciare zetagluonichirali senza incartarsi. Mi piace ricordare di
quegli anni anche i suoi lavori sulle Dimensioni Storte
(sturtdimension), che non finirono pero' molto bene, e la
pubblicazione del suo epocale Corso di Fisica Teorica in 8 volumi che
per una malaugurata incomprensione con l'editore venne stampato in
alfabeto farfallino con il titolo impronunciabile di Coforsofo difi
Fifisificafa Tefeoforificafa (per questo in 8 volumi, altrimenti era
un corso che stava tranquillamente in due pagine di protocollo.
Scritto grande.). Era un tipo controcorrente, Herbert Ribencastell;
quando negli anni 80 tutti lavoravano sulle Teorie delle Stringhe, lui
usava i mocassini. Ma ormai l'eta' avanzata impedi' a Ribencastell di
opporsi all'establishment scientifico su basi solide (provate voi ad
opporvi ad un establishment scientifico stando in mocassini, non c'e'
verso, si scivola, non ce la fai). Alla sua morte fu ricordato come
uno dei piu' grandi scienziati incompresi dell'800, il che torna visto
che non era di quel secolo, ma del successivo.

Mi dispiace che niente di lui sia mai stato scritto sui libri di
scuola, il fatto che non sia mai esistito non penso sia un buon
motivo. Io da anni ne parlo in classe come esempio di tenacia,
audacia, perseveranza e perche' voglio che i miei studenti conoscano
il nome di Herbert Ribencastell e ne respirino, a distanza di anni, lo
spirito libero. E spesso vedo, nei loro giovani occhi, la luce che
vidi in Herbert, lo stesso slancio audace nell'alzare la mano per
domandare al mondo la verita'. "Prof, posso andare ai servizi?".

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Sat, 25 Feb 2012 13:49:32 -0800 Capelli http://odraccir.posterous.com/capelli-91653 http://odraccir.posterous.com/capelli-91653
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Ti ricordi? Camminavamo distratti dai passi, o di passi distratti. I
portici erano alberi ed il fumo della tua sigaretta definiva la
traiettoria del nostro girovagare. "JF" ti dissi ad un punto "non
credo di farcela.". E tu, con noncuranza di ombra, mi suggeristi di
farmi crescere i capelli. Non capivo allora le tue risposte, figurati
ora che son dieci anni che non ti vedo. "Cosa c'entrano i capelli,
JF?". Ma tu insistetti, io lasciai perdere, la California ci ingoio'
ancora un po'. Da quando sei morto non li ho piu' tagliati, anche se
spesso mi danno fastidio. Li tengo legati, o sciolti, a volte ho una
treccia, raramente li pettino. Sono capelli impazienti i miei, non
stanno fermi, si attorcigliano ai ricordi, soffocano i pensieri, mi
nascondono la faccia, hanno perso slancio, pendono perlopiu' da una
parte, vinti dalla gravita' o dal tempo. Quando li lavo impiego ore,
mi sembra quasi di mettere ordine, invece tornano subito a cadere
dietro la testa, come le attese scivolano addosso e non ci penso quasi
piu'. Dei miei capelli mi piace solo il suono che fanno quando tira
vento e decido di slegarli. Allora, per il poco tempo concesso, si
alzano e finalmente non ho bisogno di scuse per coprire gli occhi, ci
pensano loro.

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