Scolapasta
L'ho visto per caso mentre camminavo distratto. O forse era il
viceversa, l'ho visto distrattamente mentre camminavo per caso. Non ha
molta importanza quando stai parlando di un ragazzo con uno scolapasta
in testa. Se ne stava li, fermo alla fermata dell'autobus, che ha
anche un suo senso. Il rosso della plastica mangiava un po' del grigio
del mattino, un bel rosso carico, da stoviglia comprata alla Upim. Era
uno scolapasta di quelli vecchia maniera, con il manico lungo che
sporgeva di lato, i piedini in aria di un mondo sottosopra, indossato
con serenita', come se fosse del tutto normale, un cappello a fori
senza acqua bollente. Non so bene cosa pensasse, quale fosse lo scopo,
se ce ne fosse uno, se quello scolapasta in testa, alla fermata
dell'autobus, avesse un valore simbolico, un grido di protesta verso
qualcosa o qualcuno o se facesse semplicemente freddo ed un copricapo,
in fondo, vale l'altro. L'ho rivisto spesso, dopo quella prima mattina
in cui il freddo faceva da vestito a tutto, ed ogni volta mi fermo
colto da una improvvisa sensazione a forma di ragazzo che aspetta
l'autobus con uno scolapasta in testa, come se il mondo fosse un posto
normale. Invidia.