Di muri e rispetto
Ecco
ci risiamo, periodicamente qualche conoscente o amico mi dice,esterefatto "ma hai i tuoi studenti su Facebook?" .. ormai ho imparato
a fare la faccia giusta, alzo le spalle, faccio finta di nulla .. la
speranza e' che dopo la sorpresa iniziale l'argomento passi in secondo
piano ed io non debba ogni volta rifare sempre lo stesso discorso ..
magari lo scrivo qui, cosi' posso farmi una maglietta con su lo short
url di questa pagina e la indosso .. Si, ho molti dei miei studenti (e
non solo miei) su Facebook .. e quindi? Sono anni
ormai, anni che leggo e vengo letto quotidianamente .. e dunque? Eh, dirai tu, ma cosi' loro vedono tutto quello che fai!! Tutto quello
che faccio? Tipo? No, dimmi perche' son curioso, cosa faccio? Tutto
quello che dico o faccio su Facebook (o
su Twitter, o sui blog, o nei forum) lo dico e lo faccio nella mia
vita normale di tutti i giorni, classe compresa. Quindi? Non e' che in
classe mi comporto in un certo modo e poi appena arrivo a casa mi
chiudo in studio, accendo il computer e via, su Facebook mi trasformo
e dico chissa' che .. Certo, su Facebook metto anche cose personali,
li scarabocchi che faccio ogni tanto, le canzoni strimpellate e
stonate .. e quindi? E' un problema se i miei studenti sanno che mi
piace Dylan o Townes Van Zandt? O che sto leggendo un libro di Alda
Merini? E' un problema che sentano quando sono stonato? Voglio dire,
incide in qualsiasi modo nel dialogo educativo che ogni giorno ci vede
coinvolti? No, non credo. Magari puo' dar loro qualche argomento di
conversazione "hey, hai sentito quanto e' negato il prof di mate a
suonare la chitarra?" o cose del genere .. e quindi? Magari si
divertono, ridono e ridere, si sa, fa bene .. quindi nella peggiore
delle ipotesi ho contribuito un pochino al loro equilibrio
psico-fisico .. ma poi, scusami tanto, tu pensi davvero che un
ragazzo o una ragazza sedicenne passi le sue giornate ed il suo tempo
libero a guardare o sentire quel che faccio io? Io dico di no, hanno
cose sicuramente piu' interessanti e divertenti da fare che passare il
loro tempo a spulciare i miei post, non credi? Ma poi, anche se fosse? Se anche io passassi tutto il mio tempo a
scrivere scempiaggini su Facebook? A partecipare a quiz del tipo "Che
tipo di penna stilografica sei"? A parlare con improbabili parti
anatomiche del mio corpo (giuro, ho visto su Facebook l'applicazione
"Parla con il tuo naso" .. io ci potrei stare giorni con il naso che mi ritrovo)? Se anche
facessi tutto questo?
Mha, forse sono io che non vedo il problema,
magari riprova a spiegarmelo tu. Pero', per favore, non tirare fuori
il vecchio argomento della separazione dei ruoli, del fatto che ci
vuole una certa distanza tra l'insegnante e l'allievo, se no
l'autorita' dove va etc etc. Per favore, no, questo non tirarlo fuori,
non nel 2009, non a me. Ma tu credi davvero che si possa confondere un
ruolo cosi' limpido e chiaro come quello che ha l'insengante? E' molto
semplice; io son li per insegnare (e ci riesco male) e valutare (e ci
riesco ancora peggio), loro son li per imparare, crescere, costruirsi,
scoprirsi, inventarsi e lanciarsi a tutta velocita' verso un domani
incerto. Piu' separati di cosi' i ruoli che si deve fare? Allora forse
tu pensi che se io conosco troppo i miei studenti, o viceversa, se
entriamo in sintonia, se ci conosciamo, se loro conoscono le mie
passioni ed io le loro, se insomma condividiamo una forma di amicizia
reciproca, ecco che non saro' piu' in grado di valutarli? Ma tu pensi
davvero questo?
singolo minuto della mia vita; con lui gioco e rido. Tu pensi che io
non sia capace, quando serve, di far sentire autorita'? Di sgridarlo e
punirlo? Morendo sempre un po' dentro, ma si sa, se vuoi bene ad una
persona sei intransigente su certe cose, no? Ecco, tu pensi che io non
possa mettere un 4 (o anche meno) ad un ragazzo o ad una ragazza che
stimo, che conosco, magari perche' ho scoperto che sta attraversando
un momento difficile e allora mi impietosisco? No, i 4 li metto,
quando servono, e quando serve metto anche meno .. se serve, se sento
che possa aiutare, sono intransigente .. come per mio figlio, dentro
muoio sempre un po', ma lo faccio. L'amicizia, la condivisione, il
rispetto non c'entrano nulla. Lo devo fare proprio perche' c'e'
amicizia, rispetto, condivisione .. se no che me ne potrebbe fregare a
me? Mi sembra come il discorso dell'alzarsi in piedi quando entra il prof
in classe. Volete alzarvi in piedi? Fatelo, nessun problema. Lo
percepisco come un segno di rispetto? Hmm, no, mica tanto. Quando ero
piccolo piccolo andavo alle volte a trovare mia nonna materna in
Sicilia .. ho ricordi molto vaghi, e' mancata quando ero piccolo, ma
ricordo perfettamente la sua sala da pranzo, le sedie erano talmente
alte che avevo bisogno di un adulto che mi tirasse su di peso e mi ci
mettesse. Famiglia all'antica, quella di mio papa'. A pranzo ci si
metteva tutti intorno alla tavola, in piedi, tutti. Quando arrivava
mia nonna si sedeva, poi mio papa' e mia mamma, poi ci potevamo sedere
tutti noi. Per un po' questa usanza e' sopravvissuta anche a casa mia,
ho ricordi preadolescenziali di lunghe attese dietro la sedia in piedi
aspettando che arrivasse mio papa'. Da diversi anni a casa dei miei
genitori ci si siede tutti in ordine sparso, nessuno aspetta nessuno.
E sapete cosa? Si continua a sorridere come allora. E si continua ad
avere rispetto delle persone; mio padre sa che il rispetto nei suoi
confronti e' nel modo in cui io ho condotto e conduco la mia vita,
nelle idee che mi guidano (che lui mi ha passato), non se sto 10
minuti in piedi dietro una sedia aspettando che lui si sia lavato le
mani. Quando entro in classe vi volete alzare in piedi? Fatelo, aiuta
la circolazione, ma non pensiate di rispettarmi con un gesto
automatico. Fatelo con qualcosa di piu' concreto, azioni e gesti seri,
scelte e discussioni, lacrime e sorrisi, scegliete voi, nella vita
come su Facebook, perche' non pensiate che scrivendo su una tastiera
le cose siano diverse, non esistono separazioni, il vostro
comportamento e' uno, qui, li, in classe, fuori, ovunque. In questo si
che mi son sempre sentito rispettato. Volete dei muri? Va bene, mettiamoli, ma per proteggerci dalle cose
inutili e stupide della vita, non per seprarci dalle persone che
dobbiamo educare. Come faccio ad insegnare qualcosa (non dico
matematica, quello e' difficile, ma anche solo e semplicemente la
capacita' di scegliere per se') se mi trovo davanti qualcuno che non
so nemmeno che film va a vedere, che libri legge, se e' innamorato o
no? C'e' cosi' poco tempo in classe, siamo sempre incapsulati in
questi spazi e tempi cosi' inadeguati.
Vuoi mettere l'opportunita' unica che ho di capire e conoscere un po'
meglio le aspettative, le frustrazioni, i desideri e le paure di
questi ragazzi e queste ragazze che vedo ogni mattina? Loro sanno che
tutto quello che dicono o fanno su Facebook io in un modo o nell'altro
lo potrei leggere .. questo li blocca? Per fortuna no, non mi sembra.
In parte perche' sanno bene che non mi sognerei mai nemmeno
lontanamente di usare una qualsiasi informazione vista su Facebook per
farmi gli affari loro o per criticare o per carprie loro chissa' quale
segreto ("hey, guarda, hanno fatto un gruppo su facebook che prende in
giro il prof di mate, che buffo! Ah, ma sono io il prof di mate! Li
boccio tutti!") .. ma io in questo modo ho una finestra privilegiata,
quando interrogo, quando spiego, ho davanti persone un po' piu'
persone, non semplici cognomi in una lista. E loro magari si abituano
all'idea che le parole sono mattoni con cui si costruisce la propria
vita, che certe cose vanno dette ed altre e' meglio non dirle, si
abituano a questa idea strana che si dovrebbe sempre dire, in
qualsiasi occasione. quel che si pensa e pensare a quel che si dice,
di fronte agli amici, ai genitori, ai prof, perche' no. Morale? Morale accetto sempre la friendship di qualsiasi studente
voglia aggiungermi su Facebook, le nuove tecnologie io le percepisco
come uno strumento ed una opportunita' irripetibile per abbattare i
finti muri e rafforzare in modo concreto il dialogo educativo che, se
qualcuno ancora non se ne e' accorto, e' un dialogo, non un monologo. (forse le domeniche passate da solo mi fanno male, non so)

