Il prof bicromatico

Pensieri sfusi di una mente confusa

Di muri e rispetto

Ecco

ci risiamo, periodicamente qualche conoscente o amico mi dice,
esterefatto "ma hai i tuoi studenti su Facebook?" .. ormai ho imparato
a fare la faccia giusta, alzo le spalle, faccio finta di nulla .. la
speranza e' che dopo la sorpresa iniziale l'argomento passi in secondo
piano ed io non debba ogni volta rifare sempre lo stesso discorso ..
magari lo scrivo qui, cosi' posso farmi una maglietta con su lo short
url di questa pagina e la indosso .. Si, ho molti dei miei studenti (e
non solo miei) su Facebook .. e quindi? Sono anni
ormai, anni che leggo e vengo letto quotidianamente .. e dunque?

Eh, dirai tu, ma cosi' loro vedono tutto quello che fai!! Tutto quello
che faccio? Tipo? No, dimmi perche' son curioso, cosa faccio? Tutto
quello che dico o faccio su Facebook (o
su Twitter, o sui blog, o nei forum) lo dico e lo faccio nella mia
vita normale di tutti i giorni, classe compresa. Quindi? Non e' che in
classe mi comporto in un certo modo e poi appena arrivo a casa mi
chiudo in studio, accendo il computer e via, su Facebook mi trasformo
e dico chissa' che .. Certo, su Facebook metto anche cose personali,
li scarabocchi che faccio ogni tanto, le canzoni strimpellate e
stonate .. e quindi? E' un problema se i miei studenti sanno che mi
piace Dylan o Townes Van Zandt? O che sto leggendo un libro di Alda
Merini? E' un problema che sentano quando sono stonato? Voglio dire,
incide in qualsiasi modo nel dialogo educativo che ogni giorno ci vede
coinvolti? No, non credo. Magari puo' dar loro qualche argomento di
conversazione "hey, hai sentito quanto e' negato il prof di mate a
suonare la chitarra?" o cose del genere .. e quindi? Magari si
divertono, ridono e ridere, si sa, fa bene .. quindi nella peggiore
delle ipotesi ho contribuito un pochino al loro equilibrio
psico-fisico .. ma poi, scusami tanto, tu pensi davvero che un
ragazzo o una ragazza sedicenne passi le sue giornate ed il suo tempo
libero a guardare o sentire quel che faccio io? Io dico di no, hanno
cose sicuramente piu' interessanti e divertenti da fare che passare il
loro tempo a spulciare i miei post, non credi?

Ma poi, anche se fosse? Se anche io passassi tutto il mio tempo a
scrivere scempiaggini su Facebook? A partecipare a quiz del tipo "Che
tipo di penna stilografica sei"? A parlare con improbabili parti
anatomiche del mio corpo (giuro, ho visto su Facebook l'applicazione
"Parla con il tuo naso" .. io ci potrei stare giorni con il naso che mi ritrovo)? Se anche
facessi tutto questo?

 

Mha, forse sono io che non vedo il problema,
magari riprova a spiegarmelo tu. Pero', per favore, non tirare fuori
il vecchio argomento della separazione dei ruoli, del fatto che ci
vuole una certa distanza tra l'insegnante e l'allievo, se no
l'autorita' dove va etc etc. Per favore, no, questo non tirarlo fuori,
non nel 2009, non a me. Ma tu credi davvero che si possa confondere un
ruolo cosi' limpido e chiaro come quello che ha l'insengante? E' molto
semplice; io son li per insegnare (e ci riesco male) e valutare (e ci
riesco ancora peggio), loro son li per imparare, crescere, costruirsi,
scoprirsi, inventarsi e lanciarsi a tutta velocita' verso un domani
incerto. Piu' separati di cosi' i ruoli che si deve fare? Allora forse
tu pensi che se io conosco troppo i miei studenti, o viceversa, se
entriamo in sintonia, se ci conosciamo, se loro conoscono le mie
passioni ed io le loro, se insomma condividiamo una forma di amicizia
reciproca, ecco che non saro' piu' in grado di valutarli? Ma tu pensi
davvero questo?

Ho un figlio di 4 anni che adoro, che e' luce e ossigeno per ogni
singolo minuto della mia vita; con lui gioco e rido. Tu pensi che io
non sia capace, quando serve, di far sentire autorita'? Di sgridarlo e
punirlo? Morendo sempre un po' dentro, ma si sa, se vuoi bene ad una
persona sei intransigente su certe cose, no? Ecco, tu pensi che io non
possa mettere un 4 (o anche meno) ad un ragazzo o ad una ragazza che
stimo, che conosco, magari perche' ho scoperto che sta attraversando
un momento difficile e allora mi impietosisco? No, i 4 li metto,
quando servono, e quando serve metto anche meno .. se serve, se sento
che possa aiutare, sono intransigente .. come per mio figlio, dentro
muoio sempre un po', ma lo faccio. L'amicizia, la condivisione, il
rispetto non c'entrano nulla. Lo devo fare proprio perche' c'e'
amicizia, rispetto, condivisione .. se no che me ne potrebbe fregare a
me?

Mi sembra come il discorso dell'alzarsi in piedi quando entra il prof
in classe. Volete alzarvi in piedi? Fatelo, nessun problema. Lo
percepisco come un segno di rispetto? Hmm, no, mica tanto. Quando ero
piccolo piccolo andavo alle volte a trovare mia nonna materna in
Sicilia .. ho ricordi molto vaghi, e' mancata quando ero piccolo, ma
ricordo perfettamente la sua sala da pranzo, le sedie erano talmente
alte che avevo bisogno di un adulto che mi tirasse su di peso e mi ci
mettesse. Famiglia all'antica, quella di mio papa'. A pranzo ci si
metteva tutti intorno alla tavola, in piedi, tutti. Quando arrivava
mia nonna si sedeva, poi mio papa' e mia mamma, poi ci potevamo sedere
tutti noi. Per un po' questa usanza e' sopravvissuta anche a casa mia,
ho ricordi preadolescenziali di lunghe attese dietro la sedia in piedi
aspettando che arrivasse mio papa'. Da diversi anni a casa dei miei
genitori ci si siede tutti in ordine sparso, nessuno aspetta nessuno.
E sapete cosa? Si continua a sorridere come allora. E si continua ad
avere rispetto delle persone; mio padre sa che il rispetto nei suoi
confronti e' nel modo in cui io ho condotto e conduco la mia vita,
nelle idee che mi guidano (che lui mi ha passato), non se sto 10
minuti in piedi dietro una sedia aspettando che lui si sia lavato le
mani. Quando entro in classe vi volete alzare in piedi? Fatelo, aiuta
la circolazione, ma non pensiate di rispettarmi con un gesto
automatico. Fatelo con qualcosa di piu' concreto, azioni e gesti seri,
scelte e discussioni, lacrime e sorrisi, scegliete voi, nella vita
come su Facebook, perche' non pensiate che scrivendo su una tastiera
le cose siano diverse, non esistono separazioni, il vostro
comportamento e' uno, qui, li, in classe, fuori, ovunque. In questo si
che mi son sempre sentito rispettato.

Volete dei muri? Va bene, mettiamoli, ma per proteggerci dalle cose
inutili e stupide della vita, non per seprarci dalle persone che
dobbiamo educare. Come faccio ad insegnare qualcosa (non dico
matematica, quello e' difficile, ma anche solo e semplicemente la
capacita' di scegliere per se') se mi trovo davanti qualcuno che non
so nemmeno che film va a vedere, che libri legge, se e' innamorato o
no? C'e' cosi' poco tempo in classe, siamo sempre incapsulati in
questi spazi e tempi cosi' inadeguati.
Vuoi mettere l'opportunita' unica che ho di capire e conoscere un po'
meglio le aspettative, le frustrazioni, i desideri e le paure di
questi ragazzi e queste ragazze che vedo ogni mattina? Loro sanno che
tutto quello che dicono o fanno su Facebook io in un modo o nell'altro
lo potrei leggere .. questo li blocca? Per fortuna no, non mi sembra.
In parte perche' sanno bene che non mi sognerei mai nemmeno
lontanamente di usare una qualsiasi informazione vista su Facebook per
farmi gli affari loro o per criticare o per carprie loro chissa' quale
segreto ("hey, guarda, hanno fatto un gruppo su facebook che prende in
giro il prof di mate, che buffo! Ah, ma sono io il prof di mate! Li
boccio tutti!") .. ma io in questo modo ho una finestra privilegiata,
quando interrogo, quando spiego, ho davanti persone un po' piu'
persone, non semplici cognomi in una lista. E loro magari si abituano
all'idea che le parole sono mattoni con cui si costruisce la propria
vita, che certe cose vanno dette ed altre e' meglio non dirle, si
abituano a questa idea strana che si dovrebbe sempre dire, in
qualsiasi occasione. quel che si pensa e pensare a quel che si dice,
di fronte agli amici, ai genitori, ai prof, perche' no.

Morale? Morale accetto sempre la friendship di qualsiasi studente
voglia aggiungermi su Facebook, le nuove tecnologie io le percepisco
come uno strumento ed una opportunita' irripetibile per abbattare i
finti muri e rafforzare in modo concreto il dialogo educativo che, se
qualcuno ancora non se ne e' accorto, e' un dialogo, non un monologo.

(forse le domeniche passate da solo mi fanno male, non so)

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La campanella

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Corri per le scale, sei in ritardo di un minuto, ogni gradino sembra
alto tre metri e tu ti stai chiedendo perche' cavolo hai perso cosi'
tanto tempo per bere il caffe', tra un giornale, il registro ed un
salveprofoggilaverificaperfavoreno! Vabbe', intanto e' tardi .. la
campanella delle 8 e' gia' suonata e sono le 8 e quasi due minuti ..
non hai un orologio, da quando avevi 19 anni ed hai perso quello
regalato dalla morosa, gli stessi occhi marroni che adesso, a distanza
di 20 anni, vedi ogni mattina appena sveglio .. non hai un orologio ma
sai che CAPPERO son le 8 e due minuti .. finalmente il corridoio,
cammini svelto, non corri perche' sai che se ti vedono correre e'
finita .. i ragazzi e le ragazze si aggirano ancora assonnati tra
corridoi ed aule .. nessuno ti guarda, ma quella maledettissima
lancetta dei secondi da qualche parte sta correndo alla velocita' di
pi/30 radianti al secondo, bastarda! Ecco, la porta, l'aula .. fuori
i ragazzi chiaccherano, alzano appena la testa, buongiornoprofcomesta?
Bene bene, riesci a bofonchiare .. non vuoi far vedere che hai il
fiatone, fai il disinvolto ed intanto dentro hai una specie di motore
diesel sibilante e rumoroso che solo su una litorina
CastelFrancoVeneto-Trento esiste ancora, credo. Entri, butti la giacca
ed i libri sulla cattedra, sempre disinvolto .. forse dovresti
procurarti una borsa, qualcosa, ogni volta arrivi con 5 libri, la
Moleskine, le penne, il registro (se non lo dimentichi nel cassetto ed
ora col cavolo che scendi giu' a prenderlo), tutto in equlibrio
precario nelle mani. Ok, fatta, sei in classe, sono le 8 e due minuti
e pochi secondi, nessuno si e' fatto male, nessuno ha bisogno .. la
lezione inizia alle 8:05, ma l'ordine di servizio e' chiaro "I docenti
devono essere in classe alle 8:00 e sono responsabili, a partire da
tale ora, dell'incolumita', della salute e della felicita' di questi
nostri ragazzi; si,
profdimatematicaconlabarbacheancoraansimiperlescaledicorsa, sto
parlando proprio con te, non fare il vago, non cercare una penna nella
borsa che non hai per far finta di nulla. Tu sei responsabile, punto!
Si si, proprio tu! Ti tengo d'occhio." .. ok ok, le parole sulla
circolare (numero boh) non erano proprio queste, ma il senso si ..
8:05, suona la campanella, i ragazzi entrano, la matematica aspetta
nascosta nella polvere di gesso che ancora polvere non e'. Si
comincia.

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Studenti con il fisico

Delegazione della 4^ H alla conferenza di J.Barbour alla SISSA sul Principio di Mach .. Abbiamo imparato che il tempo non esiste (non significa che potete arrivare in ritardo neh?!?)

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La porta aperta

Sono seduto su questa sedia scomoda, la voce con spiccato accento
anglosassone arriva un po' confusa; ho smesso di prendere appunti gia'
da 10 minuti, quando il seminario ha svoltato rapidamente su aspetti
tecnici non del tutto rilevanti .. ascolto, come ho fatto cosi' tante
volte, in sale come questa sparse nei luoghi della mia vita .. le
parole entrano, si fanno strada in mezzo a formule e simboli, volti
noti e meno noti di un paesaggio che era una volta consueto .. mi
volto leggermente verso sinistra, sbircio, senza farmi vedere, i
ragazzi e le ragazze seduti qui vicino; mi sento un po' in colpa ad
averli trascinati qui, posso immaginare il loro senso di disagio
davanti a quei simboli e quelle formule a loro sicuramente oscuri ..
ma tant'e', avevo pensato, qualche passaggio, qualche concetto, l'idea
stessa che sta alla base di un seminario, la disseminazione di un
sapere profondo, questo passera' in loro, superando le difficolta'
tecniche di un linguaggio cosi' difficile come quello matematico.

Eccoli li, che guardano con interesse il relatore, un attempato
signore inglese il cui nome forse dice poco, ma che sicuramente ha su
di loro un certo fascino, uno scienziato, uno scienziato vero. Le
parole arrivano adesso confuse, forse e' il caldo, forse e' la luce,
non so, ma riesco a seguire poco .. cosa sta' veramente cercando di
dirci? Cosa significano veramente, nel loro profondo, quelle formule?
Ed eccomi tornare indietro di un quarto di secolo, nella mia camera di
quindicenne (chissa' chi ci vive ora) .. e' un sabato mattina, ricordo
perfettamente, come se fosse ieri .. mio padre appena ritornato da una
delle sue frequenti incursioni tra banchetti di libri e scaffali
impolverati .. mia madre che si lamenta per la quantita' di volumi che
continua a crescere (e quanto crescera' ancora, quanto) .. ed io in
camera mia, con questo regalo che mi ha portato, un libro dalla
copertina blu, un titolo strano e misterioso .. come strani e
misteriosi sono i simboli che contiene, le parole, le frasi i concetti
.. niente a che fare con la matematica che studio a scuola, o con i
libri divulgativi di astronomia che leggo di nascosto la sera anziche'
dormire .. non capisco nulla in quei simboli, in quelle formule .. ma
una cosa la sento, la percepisco; in quel libro e' scritta una qualche
forma di verita' .. forse non la Verita' con la v maiuscola, ma
qualcosa che vale la pena capire .. penso gia' ai giorni che passero'
su quel libro per poterlo capire .. passeranno anni, non giorni ..
anni duri, anni belli, anni di sacrifici, sicuramente .. ma alla fine
leggero' quelle pagine, capiro' quelle formule, ne scrivero' di mie ..

Sono tornato nella sala dove il professore inglese sta portando avanti
il suo seminario .. la mano posata sul mio blocchetto degli appunti
sente come per la prima volta la liscia copertina di pelle nera .. ora
parla di Newton, colgo riferimenti a me noti, riallaccio per un attimo
le fila del discorso .. ma sono di nuovo via con la mente, davanti ad
una parete bianca, una lavagna piena di formule, notti insonni, il
volto severo dei miei relatori, anni passati alle volte anche da solo
.. alla fine ho trovato un varco, ho aperto una porta che ha dischiuso
davanti a me panorami e scenari mozzafiato .. anni di studio,
universita' e dottorato, anni fatti di notti insonni, di passione e
sentimento .. ed ora quel varco e quella porta aperta .. ho guardato,
ho visto, ma non ho mai attraversato quella porta, alla fine mi son
fermato .. si, ecco, ora in quella sala che ormai mi e' sconosciuta,
lo percepisco in tutta la sua definitva verita'; non sono mai passato
da quella porta .. perche'? Quante volte me lo sono chiesto? E quante
scuse ho trovato? Tante, troppe .. non ho avuto coraggio, non sono
stato capace, non avevo le qualita' per entrare .. ha qualche
importanza ora? Ha qualche importanza in questa sala gremita, nel
suono di queste parole inglesi che ci parlano? No, nessuna importanza
.. non l'ho fatto e basta .. eppure ..

Non sono piu' in grado ci capire le formule scritte di fronte a noi,
ormai ho perso completamente il senso dettagliato di quanto ci viene
detto, rimangono solo forme vaghe, ricordi indistinti di cose che una
volta, non tanto tempo fa', avrei saputo senza alcuno sforzo .. mi
volto ancora una volta verso i ragazzi che mi hanno seguito qui oggi
.. ragazzi e ragazze che vedo tutti i giorni a scuola, di cui conosco
ormai le passioni, le paure, la forza e la determinazione .. loro e di
tutti quelli come loro con cui condivido la luce ogni mattina ..
eppure .. una sensazione si fa strada, scavalca le parole ormai
lontante che risuonano in quella stanza troppo calda, una sensazione
intensa .. forse e' questo il senso, forse e' questa, dopotutto, la
fine di quella storia .. io non passero' piu' quella porta, ma c'e'
chi lo fara' .. magari proprio qualcuno di questi ragazzi, o di quelli
che mi salutano sorridendo in corridoio a scuola .. loro sono lontani
da quel muro, da quel varco, ma un giorno ci arriveranno, e ognuno
sara' solo davanti alla propria personalissima porta .. e allora,
forse (dico forse), al di la' di tutte le nostre quotidiane manie, il
registro, i voti, la verifica prof e' andata male, le mie urla e le
nostre risate, la lavagna piena di gesso, le equazioni che non tornano
ed i teoremi dal nome buffo, oltre le note, le giornate si e quelle
no, i consigli di classe e li scrutini, il libretto personale,
l'assenza e la giustificazione, oltre tutto questo, forse e dico forse
e' questo quello che dobbiamo fare; solo e semplicemente aprire un po'
una porta, uno spiraglio solo magari, quel che basta per far sbirciare
questi ragazzi e queste ragazze, mostrare loro quel che c'e'
dall'altra parte .. solo questo, in fondo, ci chiedono, mica tanto ..
un domani dovranno essere loro a decidere cosa farne della propria
vita, ma ora spetta a noi se non altro mostrare loro qualcosa di bello
.. non e' per questo che corriamo tutte le sante mattine? Ecco, cosi'
mi vedo, ad aprire una porta quel tanto perche' filtri un po' di luce,
poi tocchera' a loro

In autostrada, nel buio interrotto dai fari, sorrido .. piu' tardi,
salendo le scale in fretta, le scale che mi portano verso la porta di
casa, verso le mille porte della mia vita che invece ho saputo e
voluto aprire e varcare, le porte piu' importanti dei miei affetti e dei miei
sentimenti, su quelle scale, ancora, sto sorridendo.

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Di verifiche e notti

Eccomi di nuovo ripiombato nell'incubo verifiche .. succede, va a
periodi, riesco a schivarle per un po' .. mi illudo che il mestiere di
insegnante possa evitarle, che si possa fare didattica senza usarle ..
e cosi' per settimane (mesi) vado avanti, spiego, mi appassiono,
discuto, ascolto, gioco in classe .. poi, improvvisamente, l'occhio mi
cade sul registro, in quella colonnina dove dovrebbe esserci un
numero, come se il secolo appena passato non ci avesse insegnato nulla,
come se ancora davvero ci si possa illudere di catalogare una persona
con un numero (a 1, 10, 20 cifre, non importa) .. mi prende lo
sconforto, mi autoconvinco che e' giusto cosi', che ci deve sempre
essere una verifica del livello raggiunto, delle competenze (come odio
questa parola, come la odio) .. allora mi metto li, cerco, provo,
invento, guardo, ricalcolo .. passo notti (notti!) a preparare una
verifica, cercando di farla equilibrata, si, ma anche stimolante ..
certo .. ma anche difficile, se no poi che cosa imparano se si
ritrovano esercizi che gia' sanno fare perche' li vedono sul libro?
Si, ma non troppo difficile, se no poi si demotivano .. ecco, la
faccio, la rifaccio, la sfaccio .. e con lei il mio umore si fa',
rifa', disfa .. alla fine vado in classe, la propongo, loro la fanno,
sudano, imprecano, sbuffano ed io li a guardarli con i miei sensi di
colpa .. vorrei dire a chiare lettere "non e' questa la matematica,
non e' questa!", ma niente, sto zitto e controllo che non copino .. e
poi a casa, rimando il piu' possibile l'apertura di quei plichi ..
sono li, sulla scrivania, ogni giorno ed ogni sera ed ogni notte mi
guardano, ne sento il peso, l'accusa .. alla fine mi decido (sempre
tardi), apro e correggo .. sono andati male, sono andati bene, non ha
importanza .. io ci sto male in ogni caso .. dare voti, valutare,
segnare .. tu provi a spiegare loro che non e' un giudizio sulla
persona, MAI, ma sempre e solo un giudizio sulla preparazione .. provi
a spiegare che in fondo e' per il loro bene, e' giusto che siano
valutati, che vedano loro, con lacrime e sangue, dove sono arrivati, i
risultati che ottengono .. lo ripeto tante e tante volte che alla fine
non so nemmeno piu' se lo sto dicendo a loro o a me stesso, se devo
convincere loro o zittire i miei sensi di colpa .. e intanto la
colonna con i numeri si riempie, c'e' chi e' contento, c'e' chi non lo
e', poi tanto si rimedia, e' solo un compito ragazzi, poi interrogo e
vedrete che va meglio .. e intanto dentro ti senti un po' morire ogni
volta perche' sai (oh si che lo sai) che ogni 4 che metti e' un colpo
all'autostima di una persona .. ne posso fare a meno? No, per rispetto
a chi fa la verifica bene certo, ma soprattutto per rispetto a chi la
fa male che gia' ha un brutto voto (come se esistessero i voti belli),ci manca anche solo una 

pietosa bugia o una spintarella perche' tanto si sa, a dar tutti 6 si
e' piu' simpatici .. e allora continui a dare anche i 4 (se non
peggio), ci stai male ma non lo dici .. tanto loro lo capiscono, mica
son tonni .. vorresti prenderli uno ad uno e spiegare tante cose,
mille cose, troppe .. non c'e' tempo, non c'e' mai il tempo nemmeno
per dare un senso, dobbiamo accontentarci di questi numeri .. certo
quando qualcuno prende un brutto voto e poi si mette sotto e la volta
dopo arriva con un 9, la luce che esce da quegli occhi potrebbe
illuminare le mie notti per mesi e mesi .. ma a quale prezzo, a quale
prezzo .. vabbe', ormai e' fatta, magari stanotte riesci a dormire
(dubito) e domani torni finalmente a spiegare, a mostrare, a navigare
in quei mari che sembrano tanto complicati, ma che aprono orizzonti
mozzafiato .. ecco, forse quella e' la strada .. se quel mare sempre
un po' mosso lo si mostra fino in fondo, allora anche i numeri da 2 a
10 non faranno poi piu' tanta paura, tanta impressione, certo son
voti, ma in fondo non sono quello per cui abbiamo fatto tanta fatica,
no? Questo mare infinito che la matematica mostra appena, questa e' la
meta, i voti dimentichiamoli.. fino al prossimo compito, fino alla
prossima verifica.

 

(tuttodiunfiato)

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Il tricheco euclideo

Oggi esperimento con la quarta: esercizi di retorica in giardino con
il sole .. e' stato un bell'esempio (almeno per me)
di come sia possibile discutere con i ragazzi di argomenti importanti
e profondi, senza pregiudizi e senza eccessivi sconti o
semplificazioni. Come argomento il millenario problema della natura
ontologica della matematica, con due gruppi divisi tra
realisti ed idealisti a difendere, ciascuno con proprie motivazioni,
una convinzione (non necessariamente la propria). Lo sfondo il
giardino del liceo, con la sua dose di erba, di alberi, panchine e
spazzatura varia lasciata in giro (ne abbiamo anche raccolta un po').

Sono saltate fuori discussioni sull'aritmetica, la geometria euclidea
e non, la psicologia, i sistemi numerici, il concetto di infinito in
matematica, persino un ipotetico tricheco dalle capacita' geometriche
indubbie.

E' stato bello veder passeggiare nel sole e nel verde questi ragazzi e
queste ragazze, discutere liberamente e sinceramente tra loro ed
infine "affrontarsi" senza astio, ma con determinazione.

Prossima volta si replica, invertendo l'ordine; chi oggi ha difeso una
tesi, la dovra' confutare.

P.S.
Metto alcune foto con il permesso dei ragazzi.

(download)

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Ad uno studente

Ho ricevuto la notizia questa estate, mentre ero in montagna a
camminare con i miei affetti piu' cari .. un giorno di sole, in cui i
prati erano piu' verdi e le montagne sembrava di poterle toccare
allungando il braccio: Riccardo non c'e' l'ha fatta, e' morto a 15
anni di una rara malattia. A nulla sono valsi gli sforzi, la scienza
in cui tanto crediamo, le corse contro il tempo, le collette cosi'
generose che voi studenti, primi tra tutti, avete organizzato e
sostenuto, l'affetto dei suoi cari, la vicinanza di tutta la sua
scuola.

 Da quattro anni, da quando e' nato mio figlio, ogni singola notte
della mia vita, nel buio che e' silenzio, entro di nascosto nella sua
cameretta per qualche minuto, in piedi ad ascoltarne il respiro, ad
assaporarne quanto posso, di nascosto, la fragile vita. La sera in cui
ho saputo di Riccardo mi sono fermato di piu', ho ascoltato con piu'
attenzione, ho cercato di sentire in quel respiro sommesso il respiro
universale di tutti i bambini, di ogni eta'.

 Era uno studente come voi, Riccardo, come tutti noi siamo stati, con
le sue passioni, i suoi amori, i suoi desideri e le sue paure di
adolescente. Non lo conoscevo, non era in classe con me, non so
nemmeno quale fosse il suo volto; ci accumunava un nome e le scale che
tutte le mattine facevamo, la macchinetta del caffe', il saluto degli
amici, i locali, i tempi e le consuetudini che rendono la scuola, al
di la' di tutto, una famiglia, per quanto strana. Non lo conoscevo, ma
conosco voi, studenti miei, e non posso fare a meno di immaginare
Riccardo con il volto di ognuno di voi, da quel giorno.

 E questo pensiero e' speranza, perche' almeno in piccola parte
Riccardo vivra' nell'impegno quotidiano che ognuno di noi mettera'
nella vita di tutti i giorni. Lui che non ha potuto proseguire il suo
percorso lo chiede sommessamente a voi che invece avete questa enorme
opportunita'; vivete la scuola che lui non ha potuto vivere, vivete la
vita con passione smisurata, perche' la dovrete vivere anche per tutti
i Riccardo che ci lasciamo indietro. E' un auspicio, ma e' anche,
lasciatemelo dire, un obbligo.

 Solo questo volevo chiedervi, dopodomani inizieremo ancora una volta
un anno insieme, di mattine e pomeriggi, di ore e minuti e secondi;
non ne buttiamo via nemmeno uno, dedichiamo questo impegno a Riccardo,
che e' come dedicarlo ad ognuno di noi.

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All'ex 5G ...

Girando per i corridoi ancora silenziosi della scuola in questi primi giorni dell'anno scolastico, tra riunioni, collegi docenti, scrutini e compiti di recupero, mi sono imbattuto nella bacheca che espone ancora i risultati dell'esame di stato di luglio. 

Mi sono reso conto, scorrendo l'elenco dei nomi, a cui ancora non posso fare a meno di associare un volto, che alla fine, nella frenesia degli ultimi giorni di esame, tra corse, paure, messaggi di aiuto su Facebook ed email varie, non vi ho salutati come avrei voluto. Fatta eccezione per alcuni casi, non ho piu' avuto modo di vedervi, salutarvi, dirvi in bocca al lupo per le vostre future scelte .. niente .. e' tutto evaporato nel caldo di quella prima settimana di luglio. 

So che e' poca cosa, dal sapore vagamente dolciastro e mieloso, farlo ora con questo post, sapendo inoltre di non raggiungervi tutti .. non sono bravo a scrivere, lo sapete, ma vorrei almeno provare, in poche righe, a ribadire la stima che vi ho molte volte espresso durante le lezioni, ora che non ci sono piu' ruoli da rispettare (ci sono mai stati? Li avete mai sentiti?).

Scorro i nomi nella lista e non vedo solo volti, ma idee, errori e successi, gioia e a volte lacrime, mattinate a guardare fuori dalla finestra davanti al teorema di Cavalieri-Simpson, domande, rapidi e sfuggenti momenti di pura comprensione, imprecazione sui libri e tanti, tanti sorrisi ...  non mi interessa la colonna di destra, quella con i voti, i numeri non significano nulla, ve l'ho detto tante volte; le parole, i gesti, i ricordi semplici di tante mattine, quelli si che contano .. per me vi siete diplomati tutti con 100 e lode, senza distinzione .. ricordo con vivida memoria il primo giorno di scuola, la mia prima quinta, la sensazione di inadeguatezza, le notti insonni, le paure e le angoscie .. e poi lentamente capire che non avevo alcun motivo di temere o preoccuparmi, come avete dimostrato tutti senza la minima ombra.

Con il senno di poi quante cose cambierei .. quanti dubbi lasciati sospesi, quante cose non affrontate, quante lezioni buttate in dettagli, quanto tempo sprecato dietro formule ed equazioni insignificanti quando la bellezza della nostra materia era da tutt'altra parte ... e so cosi' poco di voi e di quello che veramente, sinceramente volete fare della vostra vita. Tornassi indietro cambierei tutto .. o forse no? Ma quanto vi ho insegnato? Nulla, o poco .. mi consolo pensando che comunque e' tutta esperienza per il futuro, insegnare significa pirma di tutto imparare e so che con il tempo mi perdonerete (e forse lo avete gia' fatto).

So che ognuno di voi cogliera' le occasioni che la vita offrira' e non sprechera' nemmeno un attimo; per quanto mi riguarda mettero' la maglietta verde, continuero' ad insegnare (o a provarci), a preoccuparmi, ad arrabbiarmi, a raccontare barzellete sceme e storie senza senso, a non dormire la notte, a confondere i nomi, a dimenticarmi i volti che via via verranno sostituiti da nuove classi, nuovi studenti .. ma portero' con me lungo il cammino ogni singolo sorriso che mi avete fatto, e' una promessa.

Sinceramente, prof.

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